Studiare traduzione nell’era dell’IA – Perché e come?
Articolo originale: “Studying Translation in the Age of AI – Why and How?“, Institute of Translation and Interpreting, 25 Marzo 2026.
Traduzione di Alessandra Zuanazzi
Il 25 Marzo 2026 Sara Robertson, Amministratore Delegato di ITI, ha partecipato a una tavola rotonda tra accademici e leader di settore in occasione di un webinar, organizzato dal Centro Studi sulla Traduzione (CTS – Centre for Translation Studies) dell’Università di Surrey, per celebrare il 40° anniversario dell’attivazione del Master in Traduzione.
Il webinar ha affrontato una questione cruciale, sollevata spesso dai soci, dagli studenti e dal pubblico: dato il rapido sviluppo degli strumenti di intelligenza artificiale, vale ancora la pena intraprendere la professione del traduttore?
Studiare traduzione nell’era dell’IA – Perchè e come? ha riunito rappresentanti di Amnesty International, Revolut, l’International Maritime Organization (IMO), l’Association of Translation Companies (ATC) e il Chartered Institute of Linguists (CIOL), insieme a illustri accademici provenienti dall’Università di Surrey, dalla Dublin City University, dall’Università di Newcastle e dall’Université Laval. L’incontro era rivolto a studenti universitari, neolaureati e professionisti interessati a lavorare in questo settore.
Attingendo alla prospettiva strategica di ITI, Sara ha sostenuto che la diffusa disponibilità di strumenti di traduzione basati sull’IA ha cambiato il mercato in maniera tangibile: molte persone, che in passato si sarebbero rivolte a un professionista, ora ritengono di poter produrre autonomamente una traduzione funzionale. Ma questo, ha osservato, è una falsa equivalenza tra la mera produzione di un testo nella lingua target e un servizio professionale in grado di offrire soluzioni su misura. ITI risponde a questa sfida argomentando in modo chiaro cosa implica effettivamente tradurre e interpretare a livello professionale, e perché le qualità umane che caratterizzano tali attività non possono essere replicate da una macchina. Il fulcro di questa argomentazione è la professionalità.
Nel motivare la necessità di promuovere con più forza la professionalità, Sara ha fatto riferimento alle considerazioni da lei già fatte sulle sette caratteristiche della professionalità applicabili a traduttori e interpreti:
- possedere competenze specialistiche
- possedere titoli di studio riconosciuti
- rispettare un codice deontologico
- mantenere aggiornate le proprie competenze
- esercitare l’autonomia di giudizio
- dare priorità al cliente e al pubblico
- assumersi la responsabilità del proprio lavoro
Questi, ha continuato, sono gli aspetti che distinguono un professionista da una persona che semplicemente ha accesso a uno strumento di traduzione – ed assumono una rilevanza ancora maggiore in un ambiente basato sull’IA.
Un elemento centrale dell’operato dell’ITI in quest’ambito è l’attenzione rivolta all’etica e alla condotta professionale. Il Codice di Condotta Professionale, aggiornato e approvato lo scorso anno dai membri dell’ITI, ispirandosi al Coffee House project, condotto in collaborazione con il Prof. Joseph Lambert dell’Università di Cardiff, pone al centro il giudizio professionale. Sara ha sottolineato che proprio il giudizio professionale – ovvero la capacità di soppesare esigenze contrastanti, riconoscere quando qualcosa non va e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni – è esattamente ciò che l’IA non può riprodurre, e rappresenta uno degli asset più importanti della professione, che va comunicato in modo più efficace ai clienti e alle altre parti interessate.
Inoltre, il webinar si inserisce in un più ampio progetto, condotto da ITI, ATC e CIOL, sul ruolo strategico delle lingue nell’istruzione superiore del Regno Unito, dove si evidenzia una crescente domanda di laureati che siano in grado di comprendere il funzionamento dell’IA applicata alle lingue e di conoscere i suoi limiti, e che siano preparati ad un futuro professionale che gli richiede di combinare competenze linguistiche, tecnologiche e gestionali.
Il punto di vista degli studenti su questi temi è sintetizzato in modo efficace in un nuovo articolo intitolato – La traduzione nell’Era dell’IA: Perchè c’è speranza per i traduttori emergenti – pubblicato di recente sul sito internet di ITI. Eleanor Manning, studentessa e membro dell’Istituto, frequentante il Master in Traduzione e IA all’Università di Surrey, racconta lo scetticismo che riscontra spesso nelle persone che la circondano – e il motivo per cui lei continua invece ad essere ottimista.
Gli aspiranti traduttori non dovrebbero tirarsi indietro, né perdere la speranza. Piuttosto, dovremmo cogliere al volo le opportunità che questa nuova epoca ci offre.
