FERRARI Studio

«Il multilinguismo rappresenta un enorme potenziale», ma le scuole lo sfruttano a malapena.

Articolo originale: „Mehrsprachigkeit ist ein riesiges Potenzial“ – doch Schulen nutzen es kaum, pubblicato su News4teachers.de, Marzo 2026.

Traduzione di Alessandra Zuanazzi

 

DÜSSELDORF. Nelle aule scolastiche tedesche il multilinguismo è ormai all’ordine del giorno. Oggi molti bambini crescono parlando più lingue – a casa usano la lingua parlata in famiglia, a scuola il tedesco. E mentre gli educatori tendono a considerarla una sorta di sfida, i risultati delle ricerche dimostrano che il multilinguismo può essere un vantaggio.

 

Crescere in un ambiente multilingue offre molti vantaggi ai bambini, ma non nel sistema scolastico tedesco.

Una cosa è certa: Il multilinguismo non è più un’eccezione. Secondo lo studio «Multilinguismo nelle scuole in Germania» commissionato dalla Fondazione Robert Bosch, in Germania circa il 18% dei bambini e degli adolescenti parla, oltre al tedesco, almeno un’altra lingua in famiglia; tra i bambini con un trascorso migratorio, la percentuale sale addirittura al 48% circa.

E questo è un motivo per festeggiare, poiché, secondo studi scientifici nel campo della psicolinguistica, le persone che crescono in un ambiente multilingue ne ottengono grandi benefici. «Il multilinguismo rappresenta un enorme potenziale», afferma ad esempio Simone Plöger, professoressa associata di Ricerca scolastica e inclusione presso l’Università Johannes Gutenberg di Mainz, riassumendo i risultati scientifici.

 

Il multilinguismo offre numerose opportunità

Nella sua relazione presentata in occasione del convegno «Il multilinguismo a scuola – riconoscerlo, valorizzarlo, promuoverlo», Plöger spiega che le persone multilingui dispongono spesso di conoscenze metalinguistiche nettamente più approfondite, ovvero comprendono meglio il funzionamento del linguaggio rispetto a chi parla una sola lingua. Per questo, le persone multilingue potrebbero imparare più facilmente altre lingue. Ed aggiunge: «Hanno un potenziale creativo maggiore, legato alle connessioni cognitive, e di conseguenza anche capacità di problem solving superiori a quelle dei monolingui, oltre che una maggiore flessibilità cognitiva complessiva. Tutto ciò è stato dimostrato da studi nel campo della psicolinguistica».

Eppure, in ambito scolastico il multilinguismo viene trattato come un problema. La professoressa Plöger attribuisce questo fenomeno a pregiudizi diffusi nella società. Ad esempio, persiste ancora l’idea che il multilinguismo rappresenti un impegno troppo gravoso. Plöger ribatte: «Oggi sappiamo però che questa teoria è stata smentita. Tutti possiedono le capacità cognitive per imparare più lingue e farlo non è affatto così difficile». Esiste invece una grande variabilità nell’apprendimento delle lingue, anche tra i bambini che crescono in un ambiente monolingue. «Ci sono bambini che comprendono le strutture grammaticali già molto presto, altri molto più tardi, mentre alcuni all’inizio non parlano affatto e poi, all’improvviso, formulano frasi di cinque parole». Se l’offerta linguistica è adeguata, i bambini multilingui potrebbero acquisire una lingua con la stessa rapidità dei bambini monolingui.

 

Svantaggi della struttura del sistema scolastico

Un altro mito che perdura è la convinzione che i bambini debbano parlare il più possibile in tedesco per imparare la lingua più velocemente. Plöger commenta: «Per quanto riguarda l’apprendimento di una seconda lingua, anche questa credenza è stata smentita. Nell’apprendimento di una seconda lingua è quindi assolutamente sensato avvalersi delle risorse plurilingui disponibili, poiché, grazie a questa interconnessione, la lingua di destinazione – in questo caso il tedesco – viene assimilata in modo più efficace».

È anche vero che, sebbene secondo la ricerca il plurilinguismo non costituisca un ostacolo allo sviluppo linguistico o cognitivo, gli studenti plurilingui ottengono in media risultati inferiori nel sistema educativo tedesco. «Lo si può vedere, ad esempio, dai risultati PISA e da altre importanti ricerche sul rendimento scolastico come IGLU, che lo dimostrano ripetutamente», afferma Plöger. Secondo la ricercatrice, la causa di questa contraddizione non risiede nel multilinguismo ma nello stesso modello scolastico. In Germania, infatti, la scuola è tradizionalmente concepita «in modo che i bambini crescano monolingui, e precisamente di lingua tedesca». Materiale didattico, aspettative, esami: tutto è orientato a una popolazione studentesca monolingue.

 

Richiesta alle scuole: fare uso di risorse multilingue

Questo approccio, tuttavia, non corrisponde alle realtà odierne. Sia le ricerche di Plöger che lo studio della Fondazione Robert Bosch sostengono quindi la necessità di valorizzare la diversità linguistica nel contesto scolastico e di integrarla nell’insegnamento. La professoressa fa riferimento ad alcune sue ricerche condotte su studenti immigrati. Questi ultimi disponevano già di competenze linguistiche di base nella loro lingua d’origine; competenze che gli insegnanti potrebbero utilizzare per l’apprendimento della seconda lingua, stabilendo un collegamento tra le due lingue. «’Come funziona in altre lingue e come funziona la stessa cosa in tedesco?’ Queste sono le competenze metalinguistiche che vengono poi acquisite, oltre alle regole linguistiche.»

Come sottolinea lo studio della Fondazione Robert Bosch, gli approcci multilingui nella didattica vanno a beneficio dell’intera classe. Questi approcci potrebbero infatti «promuovere le abilità di lettura e scrittura di tutti gli studenti e la loro consapevolezza linguistica». Gli studenti sarebbero più motivati e parteciperebbero più attivamente alle lezioni. Inoltre, gli approcci didattici multilingui contribuirebbero alla formazione dell’identità: «Gli studenti mostrano una maggiore autosufficienza, ovvero una maggiore fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità, nonché una maggiore intraprendenza».

In questo contesto, le autrici della relazione della Fondazione raccomandano di supportare i bambini multilingui in classe, ad esempio aiutandoli a pensare e ad agire in tutte le lingue a loro disposizione. «In questo modo, gli studenti possono ad esempio approcciarsi alle attività didattiche ricorrendo alla loro lingua d’origine, leggere e fare ricerche di gruppo insieme a compagni che parlano la stessa lingua. Successivamente, possono passare alla lingua tedesca, quando presentano alla classe il proprio lavoro.»

 

Cosa è richiesto agli insegnanti

Le esperte sottolineano che il passaggio dal riconoscimento al ricorso sistematico alle risorse linguistiche non è affatto scontato per gli insegnanti. Molti insegnanti percepiscono la diversità linguistica «come una sfida per la quale non si sentono preparati. E questo può rappresentare un sovraccarico», si legge nella pubblicazione della Robert Bosch Stiftung. E Plöger spiega, riferendosi agli insegnanti: «Ciò che conta, naturalmente, è la tolleranza all’incertezza. Devo essere in grado di sopportare il fatto che si parli in lingue che non capisco, per cui devo rinunciare al controllo e non ho più tutto sott’occhio».

Lo studio della Fondazione cerca, in questo contesto, di mitigare tale perdita di controllo. E lo fa attraverso un’analisi delle registrazioni audio e video effettuate durante alcune lezioni, da cui emerge che «gli studenti tendono a usare per lo più le lingue parlate in famiglia per svolgere i compiti assegnati o per consultarsi con gli altri compagni».

 

Il ruolo dello sviluppo scolastico – e della politica

Secondo le esperte, la responsabilità di considerare il multilinguismo come parte integrante dell’equità educativa, come sostiene Plöger, non ricade tuttavia esclusivamente sul corpo docente. Si tratterebbe infatti di un dovere fondamentale dello sviluppo scolastico. Su questo punto la professoressa associata e le autrici della relazione sono concordi.

La pubblicazione della Fondazione Robert Bosch fa addirittura un passo in più e punta l’attenzione verso la politica. Gli insegnanti avrebbero bisogno di maggiore sostegno per poter affrontare la realtà del multilinguismo. Chiede quindi che, nell’ambito della formazione degli insegnanti, venga attribuita maggiore importanza al tema della diversità linguistica. «A tal fine sarebbe importante integrare in modo vincolante l’approccio alla diversità linguistica nella formazione iniziale e continua degli insegnanti, quale responsabilità di tutti gli attori del sistema scolastico».

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