Una tendenza nascosta nel linguaggio umano mette in discussione 70 anni di scienza
Fonte: Università del Vermont, pubblicato il 24 ottobre 2026 su www.sciencedaily.com.
Traduzione di Alessia Ravara.
Sintesi: Uno studio rivoluzionario mette in discussione 70 anni di ipotesi su come funziona il linguaggio umano. Analizzando miliardi di usi di parole, gli scienziati hanno scoperto che il significato è organizzato intorno ai concetti di potere, pericolo e ordine piuttosto che alle sole emozioni. Ancora più sorprendente è il fatto che il linguaggio umano riveli una forte preferenza nascosta per la sicurezza, suggerendo che le nostre parole potrebbero riflettere antichi istinti di sopravvivenza.
ARTICOLO COMPLETO
Gli scienziati hanno scoperto nel linguaggio umano un modello nascosto, determinato dalla necessità di sopravvivenza, che ribalta 70 anni di ipotesi su come le parole trasmettano il significato.
I ricercatori dell’Università del Vermont hanno scoperto un modello sorprendente nel linguaggio umano che mette in discussione una teoria scientifica ampiamente accettata da oltre 70 anni. Le loro scoperte suggeriscono che il significato delle parole sia plasmato da qualcosa di più fondamentale dell’emozione: la nostra comprensione del potere, del pericolo e dell’ordine.
Lo studio, pubblicato su Science Advances, introduce un nuovo approccio chiamato “ousiometria”, che utilizza metodi matematici per misurare il significato essenziale del linguaggio. La sua scoperta più sorprendente è che le parole usate dalle persone rivelano una preferenza costante e diffusa per la sicurezza rispetto al pericolo.
Questa tendenza nascosta per la sicurezza potrebbe trasformare il modo in cui i ricercatori studiano il linguaggio, capiscono il comportamento umano e sviluppano sistemi di intelligenza artificiale che interpretano ciò che le persone dicono e scrivono.
Gli scienziati scoprono una tendenza nascosta per la sicurezza nel linguaggio umano
A partire dagli anni ‘50, gran parte della comprensione scientifica del significato della parola si è basata su una struttura sviluppata attraverso le ricerche pionieristiche dello psicologo Charles Osgood e altri. Conosciuto come il modello VAD, descrive il significato attraverso tre dimensioni emotive: valenza (positivo vs. negativo), eccitazione (eccitato vs. calmo) e dominanza (dominante vs. sottomesso).
Questo approccio ha esercitato una forte influenza sulla psicologia, sulla linguistica e sull’intelligenza artificiale, in particolare nei sistemi progettati per identificare il tono emotivo del linguaggio scritto.
Tuttavia, i ricercatori dell’Università del Vermont hanno trovato prove che questo modello, consolidato da tempo, trascura aspetti importanti di come il significato è organizzato.
La loro analisi ha esaminato miliardi di usi individuali di oltre 20.000 parole in una vasta gamma di testi del mondo reale. Utilizzando tecniche computazionali avanzate, il team ha identificato una struttura sottostante diversa. Hanno scoperto che le tre dimensioni nel modello VAD tradizionale non sono indipendenti l’una dall’altra, come si era ipotizzato in precedenza.
Invece, i loro risultati indicano che il significato delle parole può essere descritto in modo più efficace attraverso tre dimensioni distinte: potere (debole vs. potente), pericolo (sicuro vs. pericoloso) e struttura (ordinato vs. caotico).
La ricerca, supportata dalla US National Science Foundation, Google, MassMutual e da altri finanziatori, ha scoperto che questo nuovo quadro teorico rappresentava più del 90% della variazione nel significato delle parole misurate. Il tradizionale approccio VAD spiegava circa il 72%.
Tale miglioramento potrebbe essere particolarmente importante, in quanto i modelli linguistici di grandi dimensioni, la moderazione automatizzata dei contenuti e altre tecnologie di intelligenza artificiale dipendono sempre più dalla comprensione della comunicazione umana.
Perché il linguaggio umano privilegia la sicurezza rispetto al pericolo
Una delle scoperte più inaspettate dello studio è emersa quando i ricercatori hanno esaminato il modo in cui le parole compaiono effettivamente nella comunicazione quotidiana.
Nei libri, notizie, social media e nel linguaggio parlato, le parole associate alla sicurezza apparivano molto più frequentemente di quelle associate al pericolo.
Questa scoperta offre una nuova spiegazione per un fenomeno noto chiamato “principio di Pollyanna”, che descrive la tendenza del linguaggio umano a privilegiare parole positive piuttosto che negative.
Per decenni, i ricercatori hanno generalmente interpretato questo schema come prova del fatto che le persone favoriscono espressioni emotive positive. La nuova analisi suggerisce che la causa potrebbe essere da ricercare in qualcosa di più fondamentale.
Secondo i ricercatori, l’apparente preferenza per la positività riflette in gran parte una preferenza di fondo per la sicurezza.
“La tendenza alla positività del principio di Pollyanna”, conclude lo studio. “è, infatti, una proiezione unidimensionale di una propensione di fondo in materia di sicurezza.”
“Si tratta di un’importante scoperta emersa da questo lavoro”, ha affermato Peter Dodds, direttore del Complex Systems Institute dell’UVM e autore senior dello studio. “Le espressioni relative alla sicurezza sono fondamentali per tutte le lingue.”
Il linguaggio umano potrebbe essere modellato dalla necessità di sopravvivere?
Questa scoperta solleva un’ipotesi intrigante: la struttura del linguaggio umano potrebbe riflettere le pressioni evolutive legate alla sopravvivenza.
Da questo punto di vista, le parole fanno più che comunicare sentimenti. Aiutano inoltre le persone a riconoscere le minacce, valutare l’incertezza, stabilire fiducia e a coordinare le azioni con gli altri.
La capacità di distinguere tra sicurezza e pericolo è essenziale per la sopravvivenza. I ricercatori suggeriscono che questa priorità fondamentale dell’essere umano possa anche influenzare il modo in cui il significato è organizzato nel linguaggio.
Nella vita di tutti i giorni, le persone si scambiano costantemente informazioni sul fatto che persone, luoghi, situazioni e comportamenti siano pericolosi o sicuri. I nuovi risultati suggeriscono che queste distinzioni potrebbero avere un ruolo più centrale nella comunicazione di quanto si ritenesse in precedenza.
Offrono anche una diversa interpretazione del motivo per cui il linguaggio positivo è così diffuso. Piuttosto che esprimere semplicemente felicità o approvazione, molte parole positive possono trasmettere un senso di sicurezza, stabilità o prevedibilità.
Julia Zimmerman, una ricercatrice post-dottorato nel Computational Story Lab di UVM e co-autrice dello studio, ha affermato che le tre dimensioni recentemente identificate riflettono esperienze fondamentali per la vita umana.
“Il potere, il pericolo e la struttura”, ha detto, “sono rilevanti per ogni persona che abbia mai vissuto.”
I ricercatori hanno anche riconosciuto da tempo che le persone tendono a favorire un linguaggio associato alla bontà e un basso livello di aggressività. Il team sostiene che queste tendenze note possono derivare dallo stesso modello di fondo.
“Oggi comprendiamo” – si legge nelle note del team – “che esse rappresentano l’eco di una tendenza strutturale alla sicurezza linguistica”.
Sebbene i risultati siano coerenti con una possibile correlazione tra lingua e sopravvivenza, essi non dimostrano che le pressioni evolutive abbiano causato direttamente la tendenza alla sicurezza.
Una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui l’intelligenza artificiale capisce il linguaggio
I risultati hanno implicazioni che vanno ben oltre la linguistica.
Molti sistemi di intelligenza artificiale utilizzano l’analisi dei sentimenti per determinare se il linguaggio esprima sentimenti positivi, negativi o neutri. Alcuni approcci attingono anche al tradizionale modello di riferimento VAD per misurare il significato emotivo.
Se tale quadro non riuscisse a catturare completamente la struttura sottostante del linguaggio, i sistemi costruiti intorno ad esso potrebbero trascurare importanti distinzioni in ciò che le persone comunicano.
I ricercatori suggeriscono che incorporare potere, pericolo e struttura potrebbe, a lungo termine, aiutare i modelli di intelligenza artificiale a interpretare il linguaggio in modo più accurato e spiegare le proprie valutazioni con maggiore chiarezza. Ciò potrebbe essere particolarmente utile nell’analisi della fiducia, del rischio e dei processi decisionali.
In linguistica, questi risultati offrono un modo diverso per comprendere le basi del significato. Anziché considerare il tono emotivo come il principio organizzativo principale, il nuovo quadro di riferimento enfatizza le distinzioni relative a forza, sicurezza e prevedibilità.
Anche la psicologia potrebbe essere influenzata. Decenni di studi hanno utilizzato il modello VAD per indagare emozioni, percezione e comportamento. Un insieme diverso di dimensioni fondamentali potrebbe incoraggiare i ricercatori a riconsiderare il modo in cui alcuni di quei risultati vengono interpretati.
La scoperta potrebbe interessare anche neuroscienziati. Il cervello umano è altamente sensibile alle minacce e ai segnali di sicurezza, e la tendenza linguistica recentemente individuata suggerisce che queste priorità biologiche possano riflettersi nel linguaggio. Questa potenziale connessione potrebbe aiutare i ricercatori a esplorare le relazioni tra attività cerebrale e comunicazione simbolica, anche se sarebbero necessarie ulteriori ricerche per confermarle.
Un nuovo strumento misura il significato nascosto delle parole
Per studiare questi modelli, i ricercatori hanno creato metodi analitici volti a misurare il significato all’interno di enormi raccolte di lingue scritte e parlate.
Una delle loro innovazioni principali è l'”ousiometro”, uno strumento che valuta rapidamente il significato essenziale di grandi corpi di testo e genera un punteggio medio di significato.
(La parola “ouisa” deriva dal greco antico ed è la radice per la parola inglese “essence”.)
L’ousiometro si basa su uno strumento precedente sviluppato dal gruppo di ricerca chiamato “edonometro” (un indicatore della felicità). Mentre tale strumento misura il tono emotivo complessivo del linguaggio, il nuovo approccio esamina modelli di significato più ampi.
I ricercatori hanno dimostrato che l’ousiometro può analizzare materiale da fonti estremamente diverse, tra cui i romanzi di Jane Austen, le storie di Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, il New York Times, Wikipedia, Twitter e le trascrizioni di programmi radiofonici di dibattito.
Lo strumento è inoltre in grado di tenere traccia di come il significato cambi man mano che si sviluppa una storia.
Ad esempio, i ricercatori hanno analizzato una traduzione inglese di Les Misérables di Victor Hugo e ne hanno tracciato il significato mutevole nel corso del romanzo.
Hanno definito questo schema mutevole una “traiettoria ousiometrica”. La visualizzazione ricorda la forma sinuosa di una proteina multicolore, con la narrazione che si snoda lungo una griglia basata su quattro coppie contrastanti: pericoloso/sicuro, debole/potente, gentile/aggressivo e cattivo/buono.
Seguendo questo percorso, i ricercatori possono osservare come il significato nascosto del testo cambi da una sezione all’altra della storia.
Perché il conteggio della frequenza delle parole cambia i risultati
Un’altra importante innovazione ha riguardato la distinzione tra le parole stesse e la frequenza con cui le persone effettivamente le usano.
In linguistica, i ricercatori descrivono le singole parole come categorie chiamate “tipi”, mentre ogni occorrenza di una parola nel testo è nota come “token”.
(Ad esempio, come categoria “mela” è un tipo e ogni volta che la parola “mela” viene utilizzata in una frase è un token).
Questa distinzione è importante perché una parola che compare milioni di volte contribuisce molto di più alla comunicazione quotidiana di una parola che viene usata raramente.
Le ricerche precedenti attribuivano spesso uguale importanza ad ogni parola, indipendentemente dalla sua frequenza. Il team di ricercatori del Vermont ha invece tenuto conto della frequenza con cui le parole compaiono nella comunicazione reale, consentendo l’emergere di modelli che altrimenti sarebbero rimasti nascosti.
Questo approccio si è rivelato particolarmente importante per individuare la diffusa preferenza per un linguaggio incentrato sulla sicurezza.
Il team di ricerca composto da dieci membri era guidato da Peter Dodds e Chris Danforth, professori del College of Engineering and Mathematical Sciences dell’UVM. I loro collaboratori includevano ricercatori del Santa Fe Institute, del Complexity Science Hub in Austria, dell’Howard Hughes Medical Center, dell’Università della California, Berkeley, dell’Università di Adelaide e della MassMutual Data Science.
Ripensare ciò che il linguaggio umano rivela di noi
Comprendere questa preferenza nascosta in materia di sicurezza potrebbe avere conseguenze sul modo in cui i ricercatori studiano la comunicazione nella società.
Se le parole riflettono costantemente una preferenza per la sicurezza, tale tendenza potrebbe influenzare il modo in cui vengono raccontate le storie, come si diffondono le informazioni e come le persone interpretano eventi ed esperienze.
I risultati potrebbero infine informare la ricerca nel campo della comunicazione politica, della messaggistica per la salute mentale e dei sistemi di intelligenza artificiale progettati per interagire con le persone.
Più in generale, lo studio mette in discussione l’idea secondo cui il linguaggio umano possa essere compreso principalmente attraverso emozioni quali la felicità, la paura e l’entusiasmo.
Invece, i ricercatori sostengono che il significato abbia una struttura più profonda collegata al potere, al pericolo e all’ordine. I risultati della loro ricerca suggeriscono che il linguaggio può riflettere le sfide che gli esseri umani devono affrontare quando si muovono in ambienti incerti, mantengono relazioni e si individuano le minacce.
Rivelando questa struttura precedentemente trascurata, il team di ricercatori offre un nuovo modo di capire cosa comunicano le parole e perché certi tipi di significato prevalgono nelle conversazioni quotidiane. Il linguaggio umano, secondo la loro ricerca, potrebbe essere più strettamente connesso al nostro fondamentale bisogno di sicurezza di quanto gli scienziati abbiano precedentemente riconosciuto.