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Dalla A di algebra alla T di tariffe: le parole arabe che usiamo ogni giorno

L’arabo è parlato da oltre 400 milioni di persone. Riconoscete queste parole arabe che sono entrate a far parte della nostra quotidianità?


Articolo originale: “From A for algebra to T for tariffs: Arabic words used in English speech“, di Alma Milisic e Mohammed Haddad, pubblicato su Al Jazeera, 18 dicembre 2025.

Traduzione e adattamento di Simone Barelli

L’arabo è una delle lingue più utilizzate al mondo. Sono almeno 400 milioni le persone che lo parlano. Di queste, 200 milioni sono madrelingua, mentre i non madrelingua si attestano fra i 200 e i 250 milioni.

L’arabo standard moderno è la lingua ufficiale del governo, della giustizia e dell’istruzione e gode di un’ampia diffusione in contesti internazionali e religiosi. Oltre all’arabo standard, esistono oltre 25 dialetti parlati per lo più in Medio Oriente e Nord Africa.

Il 18 dicembre di ogni anno ricorre la Giornata Mondiale della Lingua Araba, celebrata dalle Nazioni Unite come “pilastro della diversità culturale dell’umanità”. La data è stata scelta per commemorare il giorno in cui, nel 1973, l’Assemblea Generale dell’ONU adottò l’arabo come una delle sue sei lingue ufficiali.

Nella terza e ultima infografica, sono elencate alcune delle parole più comuni nell’inglese moderno che sono di origine araba o sono passate attraverso l’arabo prima di arrivare nell’inglese.

Come le parole arabe sono entrate in altre lingue

Essendo la più parlata tra le lingue semitiche (un gruppo di lingue originarie dell’Asia sud-occidentale e dell’Africa), l’arabo ha influenzato le società e altre lingue per secoli.

I linguisti sostengono che la diffusione di parole arabe in altre lingue è dovuta a contaminazioni linguistiche avvenute nel corso della storia in campi come quelli del commercio, della cultura e del sapere.

Molte lingue in tutto il mondo, tra cui inglese, spagnolo, francese e turco, hanno assimilato dall’arabo centinaia o migliaia di parole che vengono utilizzate quotidianamente.

Muntasir Al Hamad, linguista e professore di arabo all’Università del Qatar, afferma che i prestiti linguistici rappresentano un “fenomeno naturale” per il quale le lingue si sono contaminate a vicenda per secoli.

“L’arabo non fa eccezione in tal senso. E ciò si riflette nella lingua, nella scienza, nella tecnologia e nella società”, spiega ad Al Jazeera.

Un alfabeto multiforme

L’alfabeto arabo è composto da 28 lettere. Per scrivere, si procede da destra verso sinistra. Si usa il corsivo e le lettere cambiano forma a seconda della loro posizione all’interno della parola. Le vocali brevi vengono solitamente omesse nella scrittura quotidiana.

Tali caratteristiche, unitamente a un ricco vocabolario, hanno alimentato la percezione comune che l’apprendimento dell’arabo sia complicato per chi non è madrelingua.

Al Hamad sostiene tuttavia che, in molti casi, tale percezione non corrisponda per nulla alla realtà. Ha infatti spiegato che sebbene “uno dei più grandi luoghi comuni rispetto alla lingua araba è che sia una delle più difficili al mondo”, in realtà “è semplicemente una lingua con modalità diverse dall’inglese o da molte lingue europee”.

Secondo Al Hamad, seppur la scrittura araba possa risultare piuttosto estranea ad alcuni studenti, è invece “abbastanza familiare” e generalmente più facile da leggere per chi conosce lingue come l’urdu e il farsi. D’altro canto, chi parla il turco avrà meno difficoltà nel memorizzare il vocabolario, grazie alla presenza di migliaia di prestiti arabi nella lingua turca.

Dalla A di algebra alla T di tariffe

Uno dei contributi più importanti che la lingua araba ha dato all’umanità è nel campo della matematica e delle scienze.

Nel corso del tempo, alcune parole arabe sono state assimilate da altre lingue in forma abbreviata o adattata, diventando così familiari che spesso se ne dimentica l’origine.

Un esempio è l’algebra, una branca fondamentale della matematica. Il termine deriva da al-giabr, che in arabo significa “restaurazione” o “riduzione”.1 Tale parola compare nel titolo di un trattato del IX secolo sulla risoluzione delle equazioni, opera dello studioso persiano Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi, dal cui nome deriverà poi anche “algoritmo”.

Altre parole hanno invece subito trasformazioni più significative: l’unità di misura per il peso delle pietre preziose, il carato, affonda le sue radici dall’arabo qīrāṭ.

Infografica che elenca 18 parole italiane di origine araba (come algebra, alcol, tariffa) con le rispettive etimologie e icone esplicative

Secondo Al Hamad, l’evoluzione di queste parole dimostrano come lingue come l’inglese adattino i suoni atipici. “Poiché l’inglese ha relativamente poche parole che iniziano con la Q”, spiega, “le parole arabe come qirat sono state modificate utilizzando suoni più familiari come C, G o K, producendo forme come ‘carat’”.

Lo stesso fenomeno si può osservare non solo nel campo della scienza e della matematica, ma anche nel vocabolario quotidiano. La parola araba zarafa, ad esempio, si è trasformata in “giraffa”, in modo adattare i suoni tipici dell’arabo alle regole fonetiche dell’inglese e di altre lingue europee, esattamente come è accaduto alle parole che in arabo iniziano con la lettera Q.

D’altra canto, parole come “tariffa”, che deriva dall’arabo ta’rīfa2 (letteralmente “notificazione” o “informazione”), sono state introdotte attraverso il contatto con altre lingue impiegate negli scambi commerciali.

Al Hamad afferma che queste parole “molto probabilmente sono entrate nella lingua inglese attraverso le lingue romanze”, anche se non necessariamente nella forma che conosciamo oggi, e aggiunge che sono passate anche per il turco, che “ha attinto ampiamente dall’arabo” e ha influenzato il mondo medievale attraverso il commercio e le guerre. Successivamente, durante il colonialismo britannico, l’inglese ha sia preso prestiti dall’arabo sia contribuito con la creazione diretta di nuove parole.