Non è sempre facile per gli adulti imparare una nuova lingua ma le lezioni sono un valido esercizio
Articolo originale: “Older adults may struggle to learn a new language but classes are a worthwhile exercise“, di Stephen Wade, pubblicato su Apnews, 15 dicembre 2025.
Traduzione di Nicole Tirabassi
TOKYO (AP) – Me la cavo bene con lo spagnolo, che ho imparato lavorando come reporter di cronaca e sport in Spagna, Messico e Argentina diversi decenni fa.
Attualmente lavoro come corrispondente a Tokyo e dopo sette anni il giapponese ancora mi sfugge. Dalle lezioni di giapponese che seguo settimanalmente ho imparato innanzitutto l’umiltà.
L’insegnante di giapponese che ho in questo momento, Ayaka Ono, mi ha riferito di aver insegnato a circa 600 studenti in oltre 15 anni di lavoro, la maggior parte dei quali con un’età compresa tra i 20 e i 50 anni: io ho almeno dieci anni in più rispetto all’alunno più grande.
“Trovo che i progressi degli studenti più grandi siano davvero minimi: fanno un passo in avanti e due indietro”, mi dice Ono-san (in giapponese “san” è un appellativo usato per mostrare rispetto). “Faticano a mantenere la concentrazione più di tanto: non faccio in tempo a insegnare loro qualcosa che subito dopo lo dimenticano.”
È ormai risaputo che i bambini imparano più facilmente una seconda lingua. Negli ultimi anni, gli scienziati hanno cercato di comprendere se il bilinguismo possa aiutare a prevenire i vuoti di memoria e il declino cognitivo legati all’invecchiamento del cervello. Tuttavia, la maggior parte degli studi sui possibili benefici si è concentrata esclusivamente su persone bilingui fin dall’infanzia, escludendo coloro che hanno iniziato ad apprendere una nuova lingua in età adulta.
“La scienza dimostra che gestire due lingue, nel corso della propria vita, rende il cervello più reattivo, più resiliente e più protetto contro il declino cognitivo”, ha affermato Ellen Bialystok, professoressa emerita di ricerca presso la York University di Toronto, a cui si attribuisce il merito di aver proposto l’idea di un possibile “vantaggio bilingue” alla fine degli anni Ottanta.
Ci sono però buone notizie per gli adulti come me: vale la pena tentare di imparare una nuova lingua e non solo perché così è più facile ordinare da un menu quando si è all’estero. Bialystok, una neuroscienziata cognitiva, raccomanda di cimentarsi nello studio di un’altra lingua a qualsiasi età, paragonando questa sfida ai rompicapi di parole e ai giochi di allenamento cerebrale che sono raccomandati per rallentare l’insorgere della demenza.
“Cercare di imparare una lingua in età avanzata è un’ottima idea, ma è bene mettere in chiaro che non vi renderà bilingui e che probabilmente è troppo tardi per ottenere gli effetti protettivi sull’invecchiamento cognitivo che derivano invece dal bilinguismo precoce”, ha dichiarato all’Associated Press. Tuttavia, l’apprendimento di una nuova lingua è un’attività stimolante e coinvolgente, capace di attivare diverse aree del cervello. Un vero esercizio completo per la mente.
L’ultima ricerca
Secondo un importante studio pubblicato a novembre sulla rivista Nature Aging, parlare più lingue può aiutare a rallentare l’invecchiamento del cervello e questo beneficio aumenta a seconda del numero di lingue conosciute.
I risultati, ottenuti da una ricerca che ha coinvolto 87.149 persone sane di età compresa tra i 51 e i 90 anni, “mettono in luce il ruolo chiave del multilinguismo nel promuovere processi di invecchiamento più sani”, scrivono gli autori della ricerca.
Tuttavia, i ricercatori hanno riconosciuto alcune limitazioni dello studio, tra cui la selezione di un campione formato solo da partecipanti provenienti da 27 paesi europei caratterizzati da “diversi contesti linguistici e sociopolitici”.
Bialystok non ha partecipato direttamente al progetto, ma ha condotto ricerche sul modo in cui bambini e adulti imparano una seconda lingua, studiando tra l’altro se il bilinguismo possa ritardare l’Alzheimer o migliorare il multitasking e il problem solving. Secondo la neuroscienziata, questa nuova ricerca “unisce tutti i tasselli”.
“Le persone che durante il corso della loro vita hanno gestito e usato due lingue si ritrovano con un cervello più in forma e più resiliente”.
Judith Kroll, una psicologa cognitiva che dirige il Bilinguism, Mind and Brain Lab dell’Università della California a Irvine, ha usato le espressioni “atletica mentale” e “salti mortali mentali” per descrivere come il cervello destreggi più lingue contemporaneamente.
Ha inoltre dichiarato che sono stati fatti diversi tentativi di studio in merito all’apprendimento linguistico negli studenti adulti e le relative implicazioni.
“Ad oggi direi che probabilmente non ci sono abbastanza studi per avere un parere definitivo riguardo questo argomento”, ha detto all’Associated Press. “Tuttavia i risultati che abbiamo sono molto incoraggianti e suggeriscono che gli adulti più grandi possono non solo imparare nuove lingue ma anche trarne vantaggio”.
Sono necessari ulteriori studi per verificare se le lezioni di lingua contribuiscano a preservare alcune abilità cognitive nelle persone di mezza età e oltre. Kroll ha paragonato la situazione attuale del settore a quella della fine del XX secolo, quando si credeva che l’esposizione di neonati e bambini piccoli a più di una lingua li mettesse in una posizione di svantaggio sul piano educativo.
“Quello che sappiamo oggi è l’esatto contrario”, ha detto.
Imparare una lingua da adulti
Negli anni ‘90, quando lavoravo a Madrid, ho visitato la costa mediterranea della Spagna e sono rimasto esterrefatto dal numero di stranieri che nonostante vivessero nel paese da anni, riuscivano a dire solo poche parole in spagnolo.
Ora invece li capisco. Quando provo a parlare in giapponese, le persone reagiscono con sorpresa e mi chiedono: “E tu da quanto tempo vivi qui?”
Ma ho degli espedienti per orientarmi in questo ambiente linguistico ostile. Uno è quello di dire “itsumono” che significa “lo stesso di sempre” o “il solito”. È sufficiente per ordinare il caffè al mattino in un bar del quartiere o il pranzo nei locali che frequento abitualmente.
Vale la pena ricordare che il giapponese, insieme all’arabo, al cantonese, al coreano e al mandarino, è una delle lingue più difficili da padroneggiare per gli anglofoni, mentre le lingue romanze come il francese, l’italiano o lo spagnolo sono più facili.
La mia lezione settimanale è estenuante e un’ora è il massimo che riesco a reggere. Uso questa analogia: il mio cervello è come un armadio senza abbastanza grucce vuote e il giapponese non si abbina a nulla nel mio guardaroba. Il sistema di scrittura intimorisce chi parla inglese: l’ordine delle parole è invertito e l’educazione è più importante della chiarezza.
Nei quattro anni e mezzo in cui ho lavorato come reporter da Rio de Janeiro, me la sono cavata grazie al Portuñol (un mix improvvisato di spagnolo e portoghese) e alla pazienza dei brasiliani. Con il giapponese, però, non esiste una via di mezzo simile. O lo parli oppure no.
Il mio livello di giapponese non andrà mai oltre quello prescolare, ma sovraccaricare il cervello con le lezioni potrebbe funzionare allo stesso modo in cui i miei allenamenti regolari con i pesi mi aiutano a mantenere la forza fisica.
Ono-san, la mia insegnante di giapponese, ha definito le app per l’apprendimento delle lingue, “meglio di niente”. Secondo Bialystok la tecnologia può rappresentare un utile alleato per l’apprendimento, “ma per fare progressi, occorre naturalmente usare la lingua in situazioni reali con altre persone”.
“Se le persone adulte provano ad imparare una nuova lingua, non ottengono grandi risultati: non diventano bilingui”, ha detto Bialystok. “Ma lo sforzo che comporta l’apprendimento di una lingua fa bene al cervello. Quindi, quello che intendo dire è questo: ciò che è faticoso per il cervello lo rafforza. Imparare una lingua, soprattutto in età avanzata, è impegnativo ma fa bene al cervello”.
